Fattore di posa

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Fattore di posa

– Ciao e ben ritrovati su Fotografismo.
Parlando con alcune persone del modo di operare sulla fotocamera a sviluppo immediato che sto usando ultimamente (la “Sardinian Camera”), siamo arrivati al punto cruciale su come impostare l’esposizione; per chi è abituato a lavorare col 35 mm. o peggio ancora in digitale, questo è un termine che non ha nessun significato.
Io stesso ne ignoravo l’esistenza, e mi sono accorto che quando passavo dalla messa a fuoco a infinito a messa a fuoco per la riproduzione 1:1, le foto mi uscivano molto scure; ovviamente dopo alcune preove ho capito subito che avrei dovuto aumentare l’apertura del diaframma di due stop, o avere dei tempi meno veloci.
Ma poi, parlando con Gino Mazzanobile, e scambiandoci dei pareri tecnici, mi ha spiegato che bisogna tener conto del “Fattore di Posa”; in pratica quando noi andiamo ad allungare il soffietto o il corpo mobile di una camera grande formato, dobbiamo tenerne conto, per riportare la luminosità che colpisce il materiale fotosensibile ai valori ottimali.
Esistono diversi sistemi per farlo, dalle regole matematiche (F= (t/f) il tutto alla seconda potenza, dove:
“F” è il fattore di incremento dell’esposizione
“t” è il tiraggio del soffietto (allungamento)
“f” è la lunghezza focale.
Se, dopo aver fatto l’inquadratura e messo a fuoco, vogliamo sapere se il tempo dato dall’ esposimentro è corretto dobbiamo fare questi due calcoli:
misurare l’allungamento del soffietto (ad es 210 mm) e considerare che stò usando un obiettivo da 105 mm.
Quindi: 210/105=2
2 alla seconda potenza = a 4
Un fattore di incremento pari a 4 vuol dire che dobbiamo aprire il diaframma di 2 stop (es da f/22 a f/11), oppure aumentare di 2 stop il tempo di posa (es 1/8 invece di 1/30).
Ma esistono anche diversi tipi di “Bigini” o regoli calcolatori, che eseguono questi calcoli, ma se si vuole come spesso accade essere velci, possiamo usare una regola un pò empirica ma perfettamente funzionante; facciamo lo stesso esempio del mio obiettivo da 105 mm, come fatto prima.
Convertiamo la lunghezza focale dell’obiettivo da mm. in cm., e poi in valore di diaframma arrotondando.
In questo caso il valore più prossimo a 10,5 cm. è 11. Ora metiamo a fuoco per fare una riproduzione 1:1; misuriamo la distanza dal vetro smerigliato al punto nodale della lente ( nel mio caso corrisponde alla piastra portaottica).
Poichè io ho misurato e rilevato una lunghezza di 21 cm. trasformiamo anche questa misura in un valore di diaframma: il valore più prossimo corrisponde a f 22.
Se contiamo gli stop di differenza da f11 a f22, vedremo che ci sono 2 stop; ovviamente, allora, seguendo il ragionamento di prima dovremo aumentare il tempo di 2 stop, o aprire il diaframma o entrambi. Semplice no?
Quindi ricapitolando: se io metto a fuoco una zona a infinito, come un panorama, uso l’esposimetro e faccio la mia esposizione. Poi, quando devo fare una riproduzione 1:1 (nel mio caso), non faccio altro che modificare di 2 stop (dando più luce col diaframma o aumentando i tempi di apertura).
Spero di non avervi confuso ancora di più… ma se volete potete postarmi dei pareri sulla mia pagina facebook.
Ora vi saluto e mi raccomando: tornate su Fotografismo, e divulgate… ciao.
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