L’otturatore

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L’otturatore.

Ciao a tutti e grazie di essere qui! Questa volta vorrei cominciare l’articolo in modo inusuale; prima di parlarvi del tema di oggi, voglio farvi leggere questa “chicca” di una persona che stimo moltissimo sia a livello umano che professionale: Enrico Maddalena.

L’otturatore

Centrale dentro l’ottica,
se a tende sul sensore,
della luce il passaggio
lui blocca a tutte l’ore.

E solo quando scatta,
veloce o lentamente,
ai raggi del visibile
si apre riverente.

Così con il diaframma
lavora in stretta unione,
e al material sensibile
dà giusta esposizione.

S’è rapido congela
e blocca arditamente
la corsa delle auto
e i moti della gente.

S’è lento è un’altra cosa:
che l’acqua del torrente
fa morbida e fumosa
e il moto fluido rende.

Enrico Maddalena.

Bene, dopo questa bellissima poesia, vediamo un pò cosa è un otturatore, e chi lo sa non suggerisca! Per fare una fotografia oltre al corpo a tenuta di luce chiamato fotocamera, servono il supporto sensibile alla luce (carta o pellicola che siano) è una lente o anche semplicemente un foro stenopeico. Naturalmente la luce che colpisce e va ad impressionare il supporto fotosensibile, deve passare solo per un ben determinato periodo di tempo; se questo tempo è troppo lungo otterremo una foto sovraesposta, viceversa se il tempo è troppo breve otterremo una foto sottoesposta.
Ma come fare per ottenere questo? Abbiamo bisogno di un apparecchio o strumento che possa bloccare questo passaggio di luce, chiamato appunto “otturatore”. Se il nostro tempo di posa è abbastanza lungo, come ad esempio nelle camere stenopeiche, l’otturatore può essere anche un semplicissimo tappo o un cartoncino di sbarramento, mentre man mano che il tempo di esposizione diventa breve, l’otturatore sarà sempre più sofisticato.
Il primo tipo di otturatore meccanico è stato un otturatore pneumatico, azionato da una sfera a tenuta d’aria, che collegata tramite un tubicino a una tavoletta ne permetteva il sollevamento, a mò di saracinesca. Da allora numerose invenzioni e migliorie si sono susseguite, passando attraverso l’otturatore a iride, l’otturatore a tendine sia orizzontali che verticali, e con materiali sempre diversi, sia metallo, o anche tela impermeabile alla luce, o materiali sintetici.
Anche i tempi di lavoro si sono accorciati sempre più, passando dai minuti del dagherrotipo ai secondi del collodio o alle frazioni di 1/8000 di secondo degli apparecchi più recenti. I comandi dell’otturatore, prima azionati direttamente dalla mano, hanno subito modifiche e innovazioni, tanto da essere comandati per via pneumatica con pompetta, o tramite cavetto metallico flessibile, per passare agli otturatori elettromeccanici e ultimamente elettronici, dove anche la richiusura non è dovuto all’effetto di una molla ma a dei sistemi elettromeccanici.
Sinteticamente gli otturatori possono essere classificati in due tipi:
  1. otturatori centrali
  2. otturatori a tendina
Al primo tipo corrispondono tutti gli otturatori dotati di lamelle disposte a raggiera, in modo simile a quelle del diaframma. Abbastanza evoluto già dai primordi della fotografia è stato ed è ancora largamente usato, soprattutto negli obiettivi professionali e nella fotografia a grande formato, posizionato di solito subito dietro il primo gruppo di lenti, e con la prerogativa di poter sincronizzare il flash su tutti i tempi di scatto.
Il secondo tipo è un otturatore composto da due superfici di stoffa o metallo disposte parallelamente lungo il piano focale, che scorrono verticalmente o orizzontalmente  formando una fessura che lascia passare la luce.
Se il tempo richiesto è lento, la prima tendina raggiunge il fine corsa e conseguentemente parte la seconda che copre la pellicola concludendo l’esposizione.
In caso di tempi più rapidi, la seconda tendina viene azionata durante la corsa della prima, quindi la pellicola non viene esposta contemporaneamente lungo tutto il fotogramma, ma solo attraverso la fessura formatasi dal ritardo fra la prima e la seconda tendina.
Questo tipo di otturatore ha delle limitazioni per la sincronizzazione del flash, infatti solitamente i tempi massimi arrivano a 1/250 di secondo. I tempi degli otturatori sono dei multipli, quindi oltre alla classica “Posa B” (sui vecchi otturatori è presente anche la Posa T), i tempi in secondi sono i seguenti: 8 , 4,  2,  1,  1/2,  1/4,  1/8,  1/15,  1/30,  1/60,  1/125,  1/250,  1/500,  1/1000,  1/2000,  1/4000,  1/8000.
Quindi il passaggio da un tempo all’altro è detto stop, e volendo variare ad esempio l’esposizione di +1 stop possiamo passare al tempo subito inferiore o aumentare il diaframma di + 1 stop e daremo più luce alla foto, viceversa per gli stop negativi per scurire la foto.
Penso di aver dato un piccolissimo contributo a chi stà cominciando i primi passi nel mondo fotografico e vuol sapere qualcosa di più sul suo apparecchio fotografico, quel pizzico che va oltre il semplice click. Ovviamente questo è un punto di partenza, poi si può sempre approfondire. Ora vi lascio alle foto che illustrano diversi tipi di otturatore e nel farlo ci diamo appuntamento ad un prossimo articolo… Ciao!

 

1 - Tappo otturatore

Otturatore a tappo per dagherrotipo

2 - Otturatore in cartone

Semplice otturatore a ghigliottina in cartone per camera pinhole

3 - Otturatore brownie

Otturatore a 1/30 di secondo di Kodak Brownie Six 20D

4 - Otturatore meccanico a cavo

Comando otturatore con cavetto flessibile

5 - Schema otturatore centrale

Schema di otturatore centrale

6 - Schema otturatore a tendina

Schema di otturatore a tendina

7- Otturatore a tendina

Fotocamera con otturatore a tendina

8 - Otturatore elettronico

Moderno otturatore elettromagnetico

9 - Esposizione EV

Variazioni di esposizione con tempi diversi


 

 


 

 

 

 

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