Fotografo professionale indiano

Ho sempre pensato che la fotocamera migliore non sia affatto sinonimo di fotografo migliore; son sicuro che Cartier Bresson, oggi, sarebbe riuscito a fare delle fotografie d’artista anche con una fotocamera di cartone! Mentre sono anche sicuro che la sua famosissima Leica, in mano a molti “fotografi” produrrebbe delle foto mediocri… ergo, la fotocamera è solo il mezzo per ottenere ciò che il nostro cervello ha già elaborato.
Questa ipotesi viene avvalorata da questo post trovato in rete (scritto da Gianluca Bocci), che parla di un fotografo quarantacinquenne indiano, Tikam Chand, che con un vecchissimo apparecchio fotografico lasciatogli dal nonno si guadagna da vivere.
In pratica egli va in giro per le strade indiane, e con questo apparecchio e della carta fotosensibile, riesce a consegnare praticamente sul posto la foto realizzata.
Il procedimento che usa è anche abbastanza semplice, al tempo stesso geniale: infatti lui mette sul dorso della fotocamera, (un fac-simile di banco ottico) della carta fotosensibile negativa, addirittura ritagliata a mano, e dopo lo scatto, utilizzando degli acidi di sviluppo che porta con sè, ottiene il negativo.
Dopo prende il negativo e lo poggia su un piedistallo creato davanti all’obiettivo della fotocamera e scatta, e dopo questo ulteriore sviluppo, ottiene la fotografia in positivo che consegna ai clienti. GENIALE!
Questo dimostra che la necessità aguzza l’ingegno!

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