La “regola del 16”

Discutendo su un forum di fotografia, recentemente, ho notato che parecchi “fotografi”, bravissimi con l’ultimo ritrovato tecnologico, vanno in panico non appena uno dei loro amati automatismi non risponde ai loro voleri.
Oggigiorno si è sommersi da tanti, forse anche utili, sicuramente strapagati automatismi, che si è perso il piacere di “scattare” una foto.
Non c’è niente di più bello che usare la macchina in modalità manuale, regolando tutto senza affidarci agli apparecchi automatici. Possiedo diverse fotocamere che possono scattare senza che io mi preoccupi di nulla, ma, solitamente, disattivo tutto e vado a ragionare su cosa voglio ottenere e come; con le vecchie macchine poi posso fare a meno anche delle batterie, basta che ci sia pellicola.
Per regolare le impostazioni uso la vecchia e cara “regola del 16” detta anche “esposimetro di carta”. Infatti queste regole venivano e vengono tuttora stampate all’interno dei rullini fotografici.
Qualcuno ora si chiederà: -Bello… ma come funziona?-
Prendiamo un caso classico. Ho sottomano un rullino, diciamo da 100 ASA, (21 DIN), e decidiamo di scattare in manuale.
Per prima cosa impostiamo come tempo di scatto un tempo uguale o vicino al valore ASA del rullino, in questo caso 1/100 di secondo, o anche 1/125 di secondo, visto che sulle vecchie fotocamere è più frequente trovare questo valore.
tabella esposizioni reg. del 16

La regola del 16 stampata sulle confezioni dei rullini – in formato testo

tabella esposizioni reg. del 16-2

La regola del 16 stampata sulle confezioni dei rullini – in formato didascalia

Ammettiamo di avere una bella giornata soleggiata, magari in mezzo a un bel prato, e il sole alle nostre spalle, in direzione del nostro soggetto: in questa situazione impostiamo un’apertura di diaframma f 16; ecco la famosa regola… si parte da qui, vedi anche le didascalie.
Se vogliamo impostare un tempo di scatto più veloce, fermo restando la situazione di sole come prima, allora dimezziamo il diaframma e passiamo su f 11; in pratica noi ad ogi aumento di uno stop dei tempi, dobbiamo diminuire di uno stop i diaframmi.
Lo stesso vale se sempre nella situazione precedente vogliamo sfocare il fondo per isolare il nostro soggetto: ammettendo di usare un diaframma di f 5,6 allora useremo un tempo di 1/1000 di secondo.
Partiamo da cielo sereno e sole pieno:

T = 1/100-1/125 f = 16
T = 1/250 f = 11
T = 1/500 f = 8
T = 1/1000 f = 5,6
T = 1/2000 f = 4
Oppure seguendo la logica inversa, se abbiamo un diaframma molto aperto e vogliamo chiuderlo per avere maggiore profondità di campo, ad ogni aumento di 1 stop dello stesso, dovremo diminuire degli stessi stop la scala dei tempi.
In pratica esiste una coppia tempo/diaframma valida per ogni situazione; con le regole delle didascalie e rispettando le coppie, riuscirete a portare a casa degli ottimi scatti almeno nel 90% dei casi. Dopotutto prima non esistevano nemmeno gli esposimetri nelle fotocamere, e averne uno esterno era roba da professionisti.

Agfa Isolette I (1952) - Particolare dell'obiettivo con ghiera dei tempi, diaframmi e messa a fuoco

Agfa Isolette I (1952) – Particolare dell’obiettivo con ghiera dei tempi, diaframmi e messa a fuoco

La mia cara Minolta X700, con funzionamento anche a priorità di tempi e diaframmi

La mia cara Minolta X700, con funzionamento anche a priorità di tempi e diaframmi

Dai, perchè non provate a disabilitare gli automatismi e provate veramente a fotografare?
Dopotutto con la digitale non sprecate nemmeno pellicola, ma volete mettere la soddisfazione di dire: -Questo scatto l’ho composto da solo!-
E’ troppo bello!
Buona giornata.
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